giovedì 28 febbraio 2013

Un fantasy tutto italiano

Buongiorno a tutti!
Oggi vorrei parlarvi del fenomeno letterario del momento di nome Davide Roma. Davide, classe '81, è un autore esordiente. E’ appassionato di cinema, ha scritto diverse recensioni su questo tema nonché cortometraggi, colleziona il mitico Dylan Dog (il mio fumetto preferito ^_^) e dischi in vinile. Ha svolto diversi lavori, tra cui spicca un lavoro come autore di racconti rosa. Ha partecipato ai corsi di scrittura tenuti da Raul Montanari e attualmente frequenta la facoltà di Scienze della Comunicazione.
Il suo primo romanzo, edito da Sperling&Kupfer, si intitola “Il bacio di Jude”.


Prima ho accennato al fatto che Davide fosse un fenomeno, perché dico questo? Beh, il suo libro sta vendendo molto e questo mi fa davvero piacere, e in questi giorni lo possiamo anche vedere in tv, che rilascia interviste alla Rai.
Direte voi... ma dove vuole andare a parare Chiaretta? Perché c’è un ma vero? Purtroppo sì. Beh, sapete quando avete aspettative molto alte che poi vengono puntualmente deluse? Ecco, a me è successo con “Il bacio di Jude”. Avevo letto critiche entusiastiche in giro per il web, finalmente un italiano che porta in altro la nostra bandiera scrivendo un urban fantasy degno dei migliori colleghi americani. Ma.
Vediamo insieme la trama.
Il diciassettenne Jude Westwick vive in un paesino del Massachusetts, Twindale. Un paesino troppo monotono, una monotonia che spinge Jude a diventare il ribelle della scuola, fumando dove non deve, tirando scherzi al preside e facendo a botte con un compagno, il tutto anche per attirare l’attenzione della nuova arrivata, Emily. Tra i due nasce l’amore che suscita gelosia in Amber, una compagna di scuola di Jude, innamorata di lui.
Un giorno Jude e il suo migliore amico Big Head, un cervellone, vengono messi in punizione: devono trascorrere il sabato a scannerizzare vecchi giornali nella biblioteca. Ma grazie a questa punizione Jude scoprirà che in casa sua, anni prima, si era consumata una tragedia nel sotterraneo, così decide di indagare.
Jude trova il passaggio segreto e nel sotterraneo scopre, tra vecchie foto e documenti, la sua verà indentità: in lui si è incarnato il demone Shaitan il cui avvento i confratelli del Sentiero della Mano Sinistra aspettano da tempo. Anche i suoi genitori fanno parte di questa setta.
Jude scopre quindi i suoi poteri, si allena da autodidatta e racconta tutto a Emily ed Amber. Spetta però a lui una decisione importante: scegliere tra il Bene e il Male.
Lo ammetto, la storia mi aveva attratta subito. Ultimamente nutro un sempre maggiore interesse verso il fantasy e vedere che un giovane autore italiano stava riscuotendo tutto questo successo con un genere che non appartiene propriamente a noi mi ha dato la giusta spinta per leggerlo, giuro, non vedevo l’ora, presa dall’entusiasmo generale del web.
Cosa non mi è piaciuto? Naturalmente è un’opinione personalissima, ma lo stile dell’autore è troppo secco e asciutto per i miei gusti, frasi troppo brevi che spezzano il fiato e troncano la lettura rendendola poco scorrevole.
Troppi cliché americani gettati nel calderone che sicuramente denotano conoscenza del mondo americano (televisivo principalmente) da parte dell’autore, ma che saturano il romanzo: il belloccio della scuola che si deve far notare dalla ragazza nuova, la stessa ragazza nuova, il ragazzo più popolare della scuola che eccelle in tutti gli sport e ha le spalle coperte dal padre, l’uomo più ricco della città, la scazzottata per la supremazia, il gruppetto delle ragazze più glamour della scuola, gruppo di cui tutte vorrebbero far parte e chi più ne ha più ne metta. Insomma, troppo.
Quello che mi ha lasciata più perplessa è il fatto che, se si scrive un romanzo di ambientazione americana, bisogna entrare nella testa di un autore americano. Mi spiego: tu autore italiano devi pensare e scrivere come un autore americano, quindi non devi spiegare come funziona il sistema americano.
Ad esempio: John Doe. Quante volte avete sentito questo nome nei telefilm americani? Sapete quindi che con il nome John Doe si fa riferimento a persone la cui identità è sconosciuta. Se poi uno ha un minimo di curiosità va a sbirciare su internet per conoscere l’origine di questo uso, ma questa è un’altra storia.
Davide scrive: “Il nome utilizzato nel gergo giuridico statunitense [...]”, mmm secondo me c’è qualcosa che stride in questa frase, praticamente è stata riportata la definizione di Wikipedia cambiando qualche parola!
Il romanzo purtroppo finisce nel bel mezzo della storia, cosa che non amo molto, perché va bene che bisogna dare adito alla possibilità di un seguito (si tratta di una trilogia) ma almeno una parte della storia si poteva in qualche modo concludere.
Mi sono dilungata troppo, scusate! Ma vi garantisco che non è stato facile per me scrivere questa recensione (chiedete a Marianna!), però sapete che sono sincera e che scrivo quello che penso.
Sono comunque convinta che il secondo libro può soltanto migliorare perché le basi ci sono, quindi auguro un enorme in bocca al lupo all’autore!

lunedì 25 febbraio 2013

Sorpresa da un angelo

Buongiorno a tutti miei cari lettori, mi avrete data per dispersa... oppure no?! :P
Scherzi a parte, sono ancora a casa stranamente influenzata. Stranamente perché non ho avuto febbre questi giorni, ma era come se l'avessi: mal di ossa, brividi, tosse e ora anche il raffreddore, per non farci mancare niente!
Però, avevo promesso a una mia amica che avrei postato la recensione del suo libro oggi ed eccomi qui!
Lei è Elisabetta Modena, classe '74, un'autrice esordiente che tanto esordiente non è, dato che scrive narrativa rosa da alcuni anni per importanti riviste femminili. Ha scritto anche diversi libri che ha poi autopubblicato, come quello che ha inviato a me: "Sorpresa da un angelo".


Non saprei come definire questo romanzo, è un incrocio tra paranormal romance e romanzo rosa, molto molto bello e appassionante.
Credete agli angeli? Beh, Benedetta, un'adolescente che vive a Padova con la sua famiglia, deve crederci per forza, perché Nathanael irrompe nella sua vita all'improvviso, affermando di essere il suo angelo custode, parlandole di amore, pace, perdono e facendole sentire la sua vicinanza con la musica nella testa.
Sembra che dall'arrivo di Nat, i desideri di Benedetta inizino a realizzarsi, finalmente Emanuele, di cui è stata sempre innamorata, si accorge di lei, così come i suoi compagni che le danno confidenza, essendo amica del bellissimo angelo, che fa innamorare tutte le ragazze della scuola. Benedetta però ha anche problemi con la sorella gemella, Romina, che frequenta segretamente un ragazzo che sembra pericoloso e litiga continuamente con i genitori.
Nat, dal canto suo, si sentirà sempre più legato alla sua protetta e alla Terra, ma cosa succederà quando sarà il momento per lui di tornare in Cielo?
Fin dalle prime pagine sono stata presa da questo romanzo avvincente, in primo luogo perché è scritto molto bene e, ahimè, questo capita raramente e voi lo sapete, perché mi lamento sempre con voi di errori e orrori!! Anche qui qualcosina è sfuggito all'autrice, ma nel complesso il libro è scorrevole, i dialoghi sono scritti in maniera convincente e anche la trama è ben sviluppata.
Le descrizioni dei personaggi sono credibili, fanno sembrare i protagonisti vicini al lettore, Benedetta con il suo iniziale scetticismo e le mille domande che pone al suo angelo per capire cosa sta succedendo (chi non lo farebbe se si trovasse nella sua stessa situazione?) e i ragazzi che ruotano intorno a Benedetta: la sorella, Romina, che non vuole più andare a scuola e i genitori, presi dai loro problemi, che non riescono a capire i disagi della figlia, e poi c'è il bellissimo Nathanael, di cui mi sono innamorata. Come non cadere vittima del suo fascino angelico? E' bello, biondo, occhi limpidissimi, protettivo e dolce.
I temi che l'autrice affronta sono temi importanti, il Cielo, il Paradiso, l'Inferno, la fiducia, l'amore incondizionato, il volersi bene nonostante tutto, il perdono. Quant'è difficile perdonare qualcuno che ci ha fatto del male? Ma questo libro ci insegna a farlo e lo fa grazie alla dolcezza di un angelo biondo.
E voi, credete negli angeli custodi? ^_^

"[...] nella testa avevo ricominciato a sentire una meravigliosa melodia. E quando poi lui mi guardò con i suoi occhi d'acquamarina, scorgendomi tra i ragazzi appena saliti, mi sorrise assumendo un fascino irresistibile, come se il cielo si fosse spalancato davanti a me in quel momento, inondandomi di luce e calore."


martedì 19 febbraio 2013

Full of life

Buongiorno a tutti, miei cari lettori.
Oggi vorrei parlarvi di un autore che, fino ad ora, conoscevo soltanto di fama, non avendo mai avuto modo di leggere le sue opere ma, grazie a mio fratello, che come sapete divora libri come me, è arrivato a Natale questo inaspettato regalo: “Full of Life” di John Fante
Fante (1909 - 1983) è figlio di un emigrato abruzzese, ma è nato a Denver, Colorado. Scrive il suo primo romanzo nel 1935, “La strada per Los Angeles”, pubblicato postumo. Il romanzo che però gli ha portato il successo è “Aspetta primavera, Bandini”, primo di una serie di scritti autobiografici il cui protagonista è il suo alter ego, Arturo Bandini, di cui il più famoso è “Chiedi alla polvere”.
Il fan più accanito di Fante era Charles Bukowski.


In “Full of Life” (1952) protagonista è invece proprio lui, John Fante, insieme alla moglie Joyce e al padre di lui, Nick. Il romanzo racconta la semplicità della vita di una coppia nella loro casa a Los Angeles, una vita turbata dall’imminente arrivo di un bambino e dalle termiti. Sì, la causa scatenante degli eventi sono proprio questi fastidiosissimi insetti che hanno fatto crollare il pavimento della cucina di casa Fante. Dopo varie telefonate, il protagonista ha un’idea brillante: perché non far fare i lavori al padre, muratore da più di cinquant’anni? Allora ecco che Fante va a prendere Nick a San Juan, nella Sacramento Valley. Esilarante la scena in cui la madre sviene appena vede il figlio. Il racconto del viaggio in treno per tornare a Los Angeles è, allo stesso tempo, straziante e divertente.
Al ritorno il padre si metterà al lavoro, tra prediche, litigi e riconciliazioni. Ma sistemerà la cucina del figlio? E come andrà la nascita del primogenito dei Fante?
Come vedete, è una trama semplice, un racconto di vita quotidiana, in cui i coniugi devono affrontare la presenza dell’inquietante “sporgenza”, soprattutto John, che come accade normalmente, dopo aver fatto il suo dovere viene messo in disparte, si sente trascurato, minacciato da quel pallone gigantesco che ha cambiato la sua Joyce, ora dedita a leggere libri, a meditare, ad accostarsi alla Chiesa e, di conseguenza, ad allontanarsi sempre più da lui. Lei è sempre stata la sua musa ispiratrice, la sua consigliera, la sua editor, mentre ora non era più interessata ai suoi scritti, pensa soltanto a lei e al suo futuro come genitore.
Ma tra le righe si intravede il grande amore che Fante prova per la moglie e per il nascituro, maschio o femmina? Una questione di vita o di morte per il nonno, deve essere maschio, altrimenti la stirpe dei Fante si concluderà così. Per far sì che sia maschio, la saggezza abruzzese consiglia di portare sempre con sé uno spicchio d’aglio.
Il personaggio cui mi sono affezionata è sicuramente Nick Fante, il papà di John. 
E’ stato un padre severo e lo è tutt’ora quando rimprovera il figlio per il suo atteggiamento verso la moglie e verso il nascituro, ma con la vecchiaia si è anche addolcito, il lettore sente la sua solitudine, il suo desiderio lancinante di avere un nipote maschio, è un personaggio vero, forte e commovente.
I siparietti tra Fante e la moglie, ma anche tra i due Fante o tra il prete e John sono spassosi, senza senso e per questo comici fino all’inverosimile.
L’autore usa un linguaggio semplice, alterna esclamazioni accorate a periodi lunghi, gravi e importanti e a stoccate concise, come fa notare Paolo Giordano che introduce il romanzo nell’edizione di Einaudi.
Il titolo è evocativo: “Full of Life”. Sono estremamente felice che non sia stato tradotto, sarebbe stato difficoltoso trovare una soluzione felice che racchiudesse la pienezza della vita che esplode in ogni parola di questo splendido romanzo.

- Non preoccuparti del vino, ragazzo. Ci penso io al vino.
- Ti ordino del Chianti, papà. Di quello vero. Vorresti altro?
- Macchina da scrivere.
- Ho un portatile di sopra. Ma tu non sai scrivere a macchina, papà.
Studiò il sigaro. - Tu scrivi. Io parlo.
Mi commosse. Aveva lasciato la mamma la sera prima, e voleva già mandarle un piccolo messaggio. - Va bene, papà. Ne sarà felice.
- E’ morta.
- Chi?
- Coletta Andrilli.
- Credevo che volessi scrivere una lettera alla mamma.
- E per che cosa? L’ho vista ieri. Dio buono, ragazzo.

Là c’era l’aroma dell’incenso, lo scricchiolio dei banchi, il giocare della luce attraverso le vetrate, il fresco tocco dell’acqua santa, il sorriso delle candele, lo splendore di tornare indietro all’antichità, la sconcertante consapevolezza che innumerevoli milioni di persone erano state lì prima di me e poi se ne erano andate, che altri miliardi sarebbero venuti e andati attraverso milioni di domani.

venerdì 15 febbraio 2013

Mini-rubrica grammaticale :-)

Buoooongiornooo :-)
Come avrete facilmente intuito dal titolo del post di oggi il suggerimento della mia vulcanica amica Monica si è insinuato come un tarlo nella mia testolina e non mi ha più abbandonato, anzi, ha iniziato a mordicchiarmi ancora di più il cervello quando Loredana mi ha parlato del suo dubbio sull’uso della “i” con il gruppo “gn”. Chissà che poi questa mini-rubrica (a scadenza … casuale!) non diventi una pagina fissa del blog!
Ho deciso di chiamarla “Orrori grammaticali”, vi piace?


Premetto però che non voglio fare la maestrina ma, essendo laureata in lingue, ho dovuto approfondire all’università la nostra lingua, con corsi di didattica e linguistica. Proverò comunque a spiegarmi in maniera semplice e chiara. Insomma, spero apprezziate questi interventi! :-)
Allora, Lori, inizierei con il fugare il tuo dubbio. 
Partiamo dalle vocali. Esistono le vocali atone e toniche. Le prime sono quelle non accentate, le seconde sono quelle sui cui invece cade l’accento. Cosa c’entra questo col gruppo “gn” direte voi? Beh, dovete sapere che “gn” non è MAI seguito dalla “i” atona, cioè senza accento. Facciamo un esempio: diciamo “lavagna” e non “lavagnia”, “campagna” e non “campagnia”, perché appunto l’accento cade su altre sillabe, non sul gruppo “gn” (quindi, “la-và-gna” e “cam-pà-gna”). Invece “compagnia” vuole la “i” perché l’accento cade proprio su di essa e quindi è necessaria (“compagnìa”).
Ma c’è un’eccezione e, credo, sia questo dubbio che tormenti Loredana ;-) Tranquilla, è un dubbio che attanaglia molte persone, principalmente perché non è stata fatta molta chiarezza sulla questione, anzi, tuttora esiste un dibattito aperto.
Dunque, fanno eccezione i verbi che terminano in -gnare e -gnere. La prima persona plurale dell’indicativo presente di questi verbi vuole la “i”, perché la “i” fa parte della desinenza. Un esempio: “noi am-iamo”, la “i” è parte integrante della desinenza della prima persona plurale “noi”. Di conseguenza avremo “noi insegn-iamo” e NON “noi insegn-amo”.
La stessa cosa quando si tratta della prima e della seconda persona plurale del congiuntivo presente. Quindi avremo: “che noi insegn-iamo” e “che voi insegn-iate”.
Tutto chiaro? Se avete altri dubbi chiedete pure. Naturalmente si accettano suggerimenti per i futuri temi della rubrica.

Un bacio a tutti e buon weekend studioso ^_^

mercoledì 13 febbraio 2013

Diario di una fan

Buongiorno a tutti miei cari lettori, come state?
Dopo il diluvio universale dell’altra sera qui nella capitale oggi splende il sole... quanto vorrei uscire all’aria aperta e godermi questa bellissima luce!! Beh, pazienza, son chiusa qui tra quattro mura insieme a voi, e va bene così! :-)
Dopo la professionalissima (?) intervista a Romano De Marco che, a quanto pare, è piaciuta molto, oggi torno a parlarvi di un’autrice esordiente, la ventunenne Chiara Maggioni, che ha scritto “Diario di una fan”, pubblicato sul circuito Il mio libro.


La protagonista è la diciottenne Emma, una ragazza molto timida che riversa in un diario i suoi pensieri, le sue paure, il suo immenso amore per la musica.
La sua apparente insormontabile timidezza la ostacola nelle relazioni sociali, a scuola come in amore, ma la musica, i Green Day ma soprattutto i Finley la aiuteranno a uscire dal guscio, complice la vincita di un concorso molto importante.
Da ogni riga del diario trasuda la passione di Emma per la musica, la musica per lei è tutto, è la vita, è ciò che le dà la forza di affrontare i brutti momenti, la musica le dà le risposte che cerca e il lettore sente quanto forte sia questa passione della protagonista, la vive insieme a lei, sogna insieme a lei... alzi la mano chi non è mai stato a un concerto del suo cantante preferito! Chi non ha atteso con trepidazione l’uscita del suo nuovo album, chi non ha passato pomeriggi interi ad ascoltarlo con i testi sotto gli occhi cercando di impararli il più presto possibile?
Tutto questo, tutte queste esperienze che chiunque ha vissuto il lettore le ritrova in questo libro, scritto in maniera scorrevole e fresca, sebbene, la cosa che mi ha lasciata un po’ perplessa è che sembra scritto più da una sedicenne che da una ragazza di diciotto anni, e i tanti errori grammaticali che fanno un po’ rabbrividire.
Comunque è un libro consigliato ai giovani di oggi, a chi non ha il coraggio di realizzare i propri sogni, a chi è timido come me o come Emma, per far sì che capisca che la timidezza non è necessariamente un difetto, ma bisogna accettarsi così come si è, cercando magari di aprirsi un pochino di più con gli altri, per mostrare loro la propria bellezza interiore.

Per le persone timide come me, la vita non è facile e poi il mio livello di timidezza è davvero elevatissimo, del tipo che se indicessero un concorso io finirei sicuramente tra i primi posti. Le persone vedono la timidezza come una malattia e o ti stanno alla larga per paura di essere “contagiati” o ti prendono in giro e da lì non smettono più. Non capisco che gusto ci provino, ma questa è la triste realtà purtroppo.

Per chi volesse acquistarlo clicchi qui: http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=872505

Prima vi ho parlato di errori ortografici, prendo spunto (ma sia chiaro che non ce l’ho direttamente con l’autrice di cui vi ho parlato oggi) da questo libro per parlarvi degli Orrori ricorrenti che trovo sempre più spesso nelle opere che mi vengono inviate, come se alcune fondamentali regole grammaticali si siano perse per strada, completamente dimenticate. Partiamo dal primo, il più frequente: 

“Dà”, terza persona singolare presente indicativo del verbo “dare”, ragazzi miei, si scrive con l’accento sulla A.

“Né”, come congiunzione negativa (‘non ho né fame né sete’) si scrive con l’accento acuto sulla “e”, per distinguerlo dall’avverbio/pronome “ne” (‘non ne ho voglia’).

E poi ragazzi, gli apostrofi!!! Quando ci troviamo di fronte a un nome femminile che inizia per vocale, l’articolo indeterminativo vuole l’apostrofo!! “Un’amica”.

“Sì”, come particella affermativa si scrive anch’esso con l’accento, per distinguerlo dalla particella si, usata in tanti modi (‘Carlo e Susanna si amano molto’. ‘Hai fame?’ ‘Sì’).

Un altro errore comune che spesso trovo nei romanzi è il verbo entrarci, scritto con la particella ci, ad esempio: 'Non c'entra niente con quello che dici'. Ecco, quello che noto, è che 'c'entrare' viene scritto tutto attaccato, 'centrare', ma è un errore. Con l'apostrofo, 'c'entrare', il verbo assume un significato, cioè "avere relazione con qualcosa"; mentre senza apostrofo, 'centrare', significa "fare centro".

Per ora direi che basta così, vi lascio in pace, ma se me ne vengono in mente altri, vi farò un’altra lezioncina :P ahahah scherzooo un bacio a tutti e buona giornata!!

lunedì 11 febbraio 2013

Intervista a Romano De Marco

Buoooongiorno, come state miei cari?
So che da qualche parte vicino Roma nevica, ma al centro piove soltanto :-/ Spero che abbiate trascorso un bel weekend carnevalesco, ad Aprilia c’erano i carri ieri, bellissimo!
Come vi accennavo nel post del 31 gennaio, forse avrei avuto l’opportunità di intervistare Romano De Marco, autore del bellissimo noir tutto all’italiana “A casa del diavolo” e così è stato.
L’interessantissima intervista si è svolta via email, ma... UDITE UDITE, non è finita qui!
Non so voi, ma io ogni volta che finisco di leggere un romanzo, do una scorsa ai ringraziamenti perché sono una curiosona e tra i nomi citati da Romano ho letto un nome che mi suonava familiare: Yozo Tokuda! Una coincidenza incredibile ragazzi! Yozo è il simpaticissimo e intraprendente proprietario della splendida pizzeria “La strana coppia” di Aprilia, di cui mio marito e io siamo clienti affezionati. Vi assicuro e lo dico con tutto il cuore, che la pizza di Yozo è la migliore che abbia mai mangiato! Quindi, se passate ad Aprilia fermatevi in questa pizzeria, non ve ne pentirete!
Okay, sto tergiversando... insomma, sempre per email, scopro che Romano e Yozo sono grandi amici e scopro anche che Romano il 7 febbraio avrebbe presentato il suo libro a Latina e poi si sarebbe fermato in pizzeria! Beh, non potevo lasciarmi sfuggire questa occasione, così, con mio marito (poverino, era appena tornato da Milano ma mi ha accompagnato volentieri) siamo andati da Yozo e appena mi sono presentata (“Sono Chiara del blog!”) è stata una grande festa!! Romano è una persona davvero alla mano, gentilissima e molto simpatica. Ci siamo fatti anche una foto insieme (a proposito, ma dove andrà a finire questa foto??) e mi ha autografato il libro. Purtroppo i saluti son stati veloci perché io sono arrivata un po’ tardi e lui doveva ripartire alla volta dell’Abruzzo abbastanza rapidamente perché aveva iniziato a nevicare. A proposito Romano, è andato bene il viaggio? Spero di sì!


Bene ragazzi, ora gustatevi questa intervista e spero di incontrare di nuovo Romano! Per chi fosse interessato, la prossima presentazione del suo libro si terrà a Roma sabato 16 febbraio alle ore 17,30, presso la Libreria Mondadori a Cola di Rienzo, evento presentato da Tiberio Timperi!

1) Salve Romano, benvenuto nel mio blog. Grazie per avermi concesso un po’ del tuo tempo. Raccontaci qualcosa di te. Com’è nata la tua passione per la scrittura?

Ciao Chiara, grazie a te per l’ospitalità sul tuo spazio. La mia passione per la scrittura nasce come naturale conseguenza della passione per la lettura. Per anni ho seguito decine di autori di genere, soprattutto esteri, condividendo le mie esperienze di lettura su un forum letterario nel quale gli utenti si scambiavano recensioni e pareri. Un giorno, quasi per gioco, qualcuno propose di scrivere dei racconti e commentarli tra di noi. Il mio racconto fu notato da Raul Montanari, uno degli scrittori che, a quel tempo (parlo di una decina di anni fa) facevano capolino di tanto in tanto in quella “piazza virtuale”. Raul, con il quale, poi, è nata una solida amicizia, mi spronò a continuare e… eccomi qua.

2) Il tuo romanzo d’esordio è “Ferro e Fuoco”, edito dalla Mondadori. Come è nata l’idea di dipingere una Roma assediata e sanguinaria?

Ferro e fuoco (uscito nel 2009 nel Giallo Mondadori e ripubblicato nel 2012 da Pendragon di Bologna) nasce innanzitutto come omaggio al cinema di genere poliziesco degli anni ‘70, quello comunemente noto come “poliziottesco”. La mia sfida è stata quella di ambientare un action thriller in Italia, cosa che negli ultimi anni pareva quasi impossibile, visto il proliferare di autori stranieri tradotti da noi. La scelta di Roma come location è stata naturale, forse dettata dal ricordo subliminale del più grande successo del cinema poliziottesco quel Roma Violenta di Marino Girolami che nel 1975 sbancò i botteghini. Memore delle potenzialità spettacolari di quel genere di film e rinfrancato dalla lettura di autori come Sergio “Alan D.” Altieri e Stefano Di Marino (fra i pochi a non mostrare un timore reverenziale nei confronti dei colleghi americani) ho messo anima e corpo nella creazione di qualcosa di abbastanza diverso rispetto ai noir e ai gialli in voga qualche anno fa, pieni di investigatori crepuscolari e problematici che sembravano fatti con lo stampino. Certo, si tratta di un’opera prima che risente di parecchie lacune soprattutto riguardo alla tecnica di scrittura… Ma nel complesso sono contento del risultato e ho ricevuto critiche molto positive anche da non appassionati del genere.

3) Parliamo di “A casa del diavolo”, un noir tutto all’italiana. Per scriverlo ti sei documentato sulle sette sataniche? Hai tratto spunto da fatti realmente accaduti?

In realtà A casa del diavolo affronta il tema del satanismo in maniera abbastanza marginale. È un romanzo che dietro a tematiche di un certo genere nasconde verità diverse, se vogliamo molto più “realistiche” e plausibili, come, ad esempio, la truffa bancaria della quale il giovane protagonista, Giulio Terenzi, scoprirà le tracce frugando tra i tabulati lasciatigli in “eredità” dal vecchio collega. Ovviamente, come per tutte le cose che scrivo, mi documento per evitare di apparire approssimativo e intellettualmente disonesto agli occhi dei lettori. Ma in questo caso, riguardo all’ambiente bancario giocavo in casa… mentre per il satanismo mi sono bastate un paio di sedute di ricerca su internet.

4) Il protagonista, il dongiovanni Giulio Terenzi, è del tutto frutto della tua fantasia o ha qualcosa in comune con l’autore?

Tutti i miei personaggi hanno qualcosa in comune con me, persino il super carabiniere-samurai Rinaldo Ferro di Ferro e Fuoco e lo sbirro corrotto Matteo Serra di Milano a mano armata. In Terenzi, in particolare, ho cercato di disegnare i tratti di quello che (almeno in parte) sono stato io stesso un tempo. Nel suo rapporto con le donne, nella sua presunzione, nell’insofferenza e nel senso di superiorità che cova nei confronti dei colleghi di lavoro, ho messo molto del Romano De Marco che fu. Ovviamente, soprattutto oggi che ho quarantasette anni suonati, mi sento lontano anni luce dal carattere di un giovane uomo arrogante come Terenzi. Anche se nell’evoluzione che il personaggio maturerà, all’interno del romanzo, torno a ritrovare qualcosa che ancora appartiene al mio modo di vedere la vita.

5) Qual è il personaggio al quale ti sei affezionato di più? Personalmente ho adorato Albino.

Albino (il bambino con problemi psicologici che con i suoi disegni raccapriccianti svelerà molti misteri a Terenzi) è un personaggio cui mi sono accostato con molto rispetto. Non ho indugiato troppo su di lui, al punto che ho rifiutato di aggiungere altre scene che lo vedevano protagonista nonostante la richiesta esplicita del mio editore. Questo perché conosco, per motivi personali, le reali problematiche dei bambini che soffrono di disagi caratteriali, e non ho voluto “sfruttare” quella tematica più dello stretto necessario. Se personalmente devo scegliere un personaggio preferito, direi senz’altro lo stesso Terenzi, con il quale, scrivendo, ho subito empatizzato. Forse perché, in fondo, Terenzi sono io. 

6) Hai dipinto con maestria scenari horror e atmosfere da incubo. Sei stato influenzato dalla cinematografia di genere? Quali sono i tuoi film preferiti?

Devo confessarti che non sono un patito dell’horror. Al di là di indiscussi capolavori come La casa dalle finestre che ridono o Profondo rosso (che però, non possono essere definiti veri e propri horror…) è un genere cinematografico che non mi appassiona. Semmai il romanzo deve molto al “thrilling” italiano degli anni ‘70 e ‘80, e a grandi maestri come Bava, Fulci e lo stesso Argento (dei tempi buoni…).

7) E i libri o gli autori che ti hanno ispirato?

Beh, non posso negare che la storia, nella sua idea di base, sia già stata sfruttata da altri autori. Lo straniero che arriva nel paesino sperduto, apparentemente tranquillo, e che vi scova il classico “nido di vipere”, non è certo una novità. Io, ovviamente, ho cercato di rielaborarla e renderla originale grazie al cambio di ambientazione, ai personaggi e alle sottotrame che si discostano parecchio dai classici “paletti” del gotico di ambientazione rurale. Se devo citare due “maestri” di riferimento (che peraltro ho anche nominato nei ringraziamenti del libro) direi Eraldo Baldini per quanto riguarda la narrativa e Pupi Avati per quanto riguarda il cinema.

8) Sei molto legato alla tua terra, l’Abruzzo?

Sì, molto. Penso di essere fortunato a vivere qui, è una specie di paradiso sotto molti punti di vista. Le città, in particolare Roma e Milano, le frequento spesso, per lavoro o per vedere amici e parenti, e in quei casi mi ci trovo benissimo. Ma viverci sarebbe un altro paio di maniche. Non resisterei più di due settimane senza il mio mare e le mie montagne a portata di mano.

9) Pensi che esistano ancora paesini di montagna in cui regnano l’ignoranza e la diffidenza?

Più che pensarlo lo so per certo. Per motivi di lavoro, in passato ho frequentato moltissimi posti simili a Castrognano, il paese immaginario nel quale è ambientato il romanzo. E posso assicurarti che nelle descrizioni e nelle atmosfere non ho dovuto inventare nulla…

10) Quali sono i tuoi progetti futuri? Magari butterai giù un romanzo d’amore?

Romanzo d’amore? Perché no, non lo escludo… Attualmente, però, ho ben tre romanzi inediti nel cassetto e mi sto muovendo su vari fronti per capire quale sia la strada migliore da seguire per continuare la mia attività di narratore. Quello dei tre cui tengo di più è la storia del ritorno in scena di un ex poliziotto alcolizzato che, pur di ritrovare la figlia rapita, affronterà una guerra quasi impossibile contro i suoi stessi demoni. Lo aiuteranno l’ex collega tradito e un investigatore anziano molto originale. Spero di ritrovarmi, un giorno, a parlarne sul tuo blog!

giovedì 7 febbraio 2013

Il libro blu

Salve a tutti!
Mamma mia che tempaccio a Roma, ragazzi! Grandine, fulmini e saette!! Odio la pioggia >.< e voi?
Oggi vorrei parlarvi di un libro di un’autrice esordiente, Fernanda Raineri. Ne approfitto per scusarmi con tutti coloro che mi hanno inviato i loro scritti: ho una lista lunghissima di libri da leggere, perciò dovete avere un pochino di pazienza, piano piano li recensirò tutti!
Fernanda ha scritto tre libri di narrativa per ragazzi, pubblicati dalla casa editrice GDS di Milano. Mi scrisse di scegliere cosa volevo leggere e io, dopo aver dato un’occhiata al suo blog, ho scelto “Il libro blu”, séguito di “La mongolfiera, il monte Tambura e il tappeto volante”. Nel primo libro la protagonista, Stella, con i suoi amici vivono un’avventura pazzesca, un viaggio su una mongolfiera che li porterà ad una grotta che nasconde un tesoro.


Ne “Il libro blu”, troviamo ancora Stella, che è riuscita a realizzare il suo sogno di diventare scrittrice, nonostante sia molto giovane. Stella e la sorella, Glenda, vengono invitate dai loro amici americani, Frank e Rebecca, a raggiungerli a Boston per fare un viaggio alla scoperta dell’America e trascorrere un capodanno indimenticabile tutti insieme. Glenda però si ammala, così Stella parte da sola. Quando arriva dai suoi amici si accorge che la sua valigia è stata scambiata, all’interno vi trova abiti maschili e un libro con la copertina blu che la incuriosisce molto e che porterà con sé durante il viaggio organizzato da Frank, al quale si uniranno altri amici e una nota star americana.. ma non vi dico di più! Sappiate solo che il libro blu scotta!!
Splendida la citazione di Fernanda a inizio libro: “Se puoi sognarlo, puoi farlo”, del mitico Walt Disney.
Nonostante alcuni errori ortografici (eee queste case editrici dovrebbero lavorare un pochino meglio :-)) la storia scorre piacevolmente, tra intrighi, avventure pazzesche e amicizie improbabili attraverso l’America. I ragazzi protagonisti sono coraggiosi e sensibili e si danno una mano nonostante alcuni si conoscano ben poco.
E’ una storia di amicizia e di lealtà non solo tra ragazzi, ma anche tra popoli e razze diverse, un racconto dedicato ai ragazzi, ma profondo e delicato, anche divertente e fantasioso!
Se volete regalare ai vostri figli un avventuroso viaggio in America, beh, leggete loro questo libro ^_^


"Le tre ragazze si stavano godendo il loro shopping nella profumeria, tra l’altro una delle più conosciute - la “Elisabeth Arden” - quando Rebecca notò un bellissimo ragazzo nel reparto profumeria maschile, che stava acquistando dell’acqua di colonia e lo indicò a Stella toccandola con il gomito sinistro. Stella si voltò subito dalla parte verso cui Rebecca ammiccò con gli occhi ed ebbe un tuffo al cuore. Sentì un calore improvviso imporporarle le gote e per l’emozione quasi venne meno. Riconobbe in quel ragazzo il suo attore preferito [...]"

Buon weekend a tutti! 

martedì 5 febbraio 2013

Wowww ^_^

Buoooongiorno miei cari lettori, come state?
Prima di passare a decretare il vincitore della più bella frase del mese di febbraio vorrei rendervi partecipi, dato che non ho avuto modo, del pranzo domenicale che mio marito e io abbiamo allestito per il suo onomastico (di mio marito).


Sempre prendendo spunto da diversi numeri di Alice, avendo deciso di non preparare antipasti, abbiamo optato per due primi, secondo, contorno e dolce. Purtroppo non ho foto dell’evento, ma so che riuscirete a immaginare i piatti grazie alla vostra fantasia. Come primo primo :-) abbiamo preparato una lasagna con tanti strati farcita di radicchio (cotto con il porro, che scoperta questo ortaggio!), taleggio e un tocco di pesto. Come secondo primo invece l’intramontabile risotto con caciocavallo e porcini. Ragazzi, da leccarsi i baffi! E arriviamo al secondo: cosciotti di pollo ricoperti di senape di Digione e avvolti nelle fette di pancetta! Ma non è finita qui! Come contorno a questo pollo così speciale abbiamo scelto un purè di sedano, la fine del mondo!!! Per dolce ho preparato una crema chantilly alle nocciole, divina! Doveva andare a farcire la pasta fillo, così da diventare una millefoglie, ma abbiamo assaggiato la fillo e non ci è piaciuta, così abbiamo messo la crema a contorno del migliaccio che aveva preparato mia suocera (ha origini napoletane!). Voi avete mai usato la pasta fillo? Vi piace?

Beh, ora veniamo a noi e alle vostre bellissime e numerosissime frasi.


Ragazzi, ieri non finivano di arrivare email con le frasi, non sapete quanto mi avete resa felice, siete stati in gamba e vi ringrazio per la vostra numerosa e affettuosa partecipazione, è stato il record assoluto di frasi, ben 15, e per questo devo ringraziare di cuore la mia cara amica Elle, è tutto merito suo! Andate a dare una sbirciatina al post di ieri e leggete tutte le frasi, sono bellissime. Spero che anche in futuro continuerete a partecipare, è bello condividere pensieri che ci hanno colpito profondamente e conoscere libri nuovi! 
Chi ha partecipato in passato sa già che non si vince niente, ma vorrei comunque premiare simbolicamente una frase. La frase vincitrice del mese di febbraio è di.... Loredana!!! Eh sì, proprio tu mia cara! Non appena l’ho letta mi sono commossa, è profonda e vera. Perciò vi lascio con questo pensiero di Katherine Pancol, tratto da “Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì”. Se stiamo attenti ai particolari la vita può riservarci delle sorprese! :-)

Spesso la vita si diverte.
Ci offre un diamante nascosto sotto un biglietto del metrò o dietro una tenda, celato in una parola, in uno sguardo, in un sorriso un po’ sciocco.
Bisogna fare attenzione ai particolari. Seminano la nostra vita di sassolini che ci guidano. La gente brutale, frettolosa, quelli che girano con i guantoni da boxe o che fanno schizzare la ghiaia da sotto i piedi, ignorano i particolari. Vogliono vivere alla grande, salire alla ribalta, non vogliono perdere un minuto per abbassarsi a raccogliere una moneta, un filo di paglia, la mano tremante di un uomo.
Ma se ci si china, se ci si ferma il tempo, si possono scoprire diamanti in una mano tesa...



Un bacio a tutti voi ♥

lunedì 4 febbraio 2013

La rubrica "The Most Beautiful Sentence" è tornata!

Buongiorno e buon lunedì a tutti! Sì, sì, lo so, il lunedì non è un bel giorno ma siamo qui, tanto vale ‘godercelo’! Come avevo scritto in questo post grazie alla tenacia di Elle e di altre amiche, ho deciso di ripristinare la rubrica mensile “The Most Beautiful Sentence


Per chi non lo ricordasse o per chi partecipasse per la prima volta, ecco le semplici regole: ognuno di voi, me compresa, scriverà nei commenti a questo post la frase più bella, la frase che più vi ha colpito del libro che state leggendo o che avete appena finito di leggere. Accanto alla frase dovrete scrivere da quale libro è stata tratta (titolo e autore). Dopodiché (piccolo cambiamento!) sceglierò io stessa la frase vincitrice del mese (naturalmente la mia frase non è in gara ;-))! Semplice no?

Ecco la mia frase, tratta da “A casa del diavolo” di Romano De Marco:
Mi guardo intorno e non vedo altro che montagne. Il cielo è schifosamente limpido, attraversato da un paio di spumose scie di aerei che sembrano pietrificate sull’immenso desktop celeste. C’è un silenzio irritante. Mi concentro e riesco a percepire un unico rumore in lontananza, una specie di scampanellìo di vacche. Sono circondato da pendii verde smeraldo che a una certa altezza si trasformano bruscamente in costoni di roccia grigio-marrone. C’è persino qualche chiazza bianca in cima, deve essere il ghiacciaio del Gran Sasso, l’unico in tutta la catena degli Appennini, mi pare di ricordare. 
Ma che cazzo ci faccio qui?” 

E ora... tocca a voi! Partecipate numerosi!!! ^_^