martedì 16 febbraio 2016

Recensione in anteprima: "La ricetta segreta per un sogno" di Valentina Cebeni



La ricetta segreta per un sogno
Autrice: Valentina Cebeni
Data di pubblicazione: 18 febbraio 2016
Edizioni: Garzanti


"Una metà dell'isola sembrava voler vivere anche per l'altra, sprofondata invece nel silenzio perfetto del buio. E al centro, nel cuore di quella terra aspra, c'era il convento, custode di segreti che Elettra sentiva legati a doppio nodo al suo passato, a quel barattolo di primule candite da cui non si separava mai." (pag. 54-55)

Questa è una delle recensioni più difficili che abbia mai dovuto scrivere e non perché il libro non mi sia piaciuto, anzi, tutto il contrario.
Proprio perché ho amato questa storia così profondamente, mi riesce arduo esprimere a parole quello che ho provato mentre la leggevo e quello che mi ha lasciato dentro.
Chi scrive recensioni come me può capirmi. A volte è più semplice criticare che elogiare: è facile dire "questo libro non mi è piaciuto perché" piuttosto che dire "mi è piaciuto perché"...
Un libro che ti entra dentro crea un tumulto di emozioni cui è maledettamente difficile dare un nome. Ma ci proverò. Perché voi questo libro dovete leggerlo.


Elettra è costretta a chiudere la panetteria di famiglia ora che la madre, Edda, è in ospedale in coma. Lei non possiede lo stesso dono di Edda, non è in grado con le sue ricette di entrare nel cuore delle persone.
Una visita inaspettata in ospedale e una medaglietta di Santa Elisabetta, protettrice dei panettieri, le indicherà la strada da intraprendere. 
Un viaggio verso l'isola del Titano, un'isola sperduta del Mediterraneo, porterà a galla misteri del suo passato sepolti dal silenzio ostinato di Edda. Elettra però non ritroverà soltanto la madre; grazie al convento di Santa Elisabetta, troverà anche la forza per lottare e per ritrovare se stessa e credere di nuovo nell'amore.


Elettra è diventata una mia cara amica. Ho provato, grazie a lei e con lei, emozioni reali, vere, forti: è una trentenne come tante, o quasi, alle prese con un'eredità faticosa da gestire, una ragazza che aveva dei sogni e che, per colpa di una madre autoritaria, ha dovuto mettere da parte per imparare l'arte bianca. Purtroppo, come tutte le cose fatte controvoglia, anche se ci si mette l'impegno, non riescono come si vorrebbe. Edda ha il dono di parlare direttamente al cuore delle persone grazie alle sue ricette, alle sue mani, all'amore che mette nella cucina, un amore che però Elettra ritroverà grazie alle misteriose abitanti del convento di Santa Elisabetta: la sfuggente Lea, la padrona del convento che ha dato ospitalità a due vedove, la dolcissima Nicole e l'introversa Dominique. Loro sono le reiette, donne senza uomini che secondo gli isolani non hanno diritto a un'esistenza al di fuori del matrimonio. Logiche che Elettra fatica a comprendere ma che vuole combattere, e combatterà per quella che considera la sua nuova casa, perché qualcuno vuole cacciarle dal monastero.
E lì, sull'isola del Titano, in una cucina di un convento, con gli ingredienti giusti riesce a ritrovare sua madre, a 'comunicare' con lei. Edda, nonostante non sia un personaggio che 'agisce', è sempre presente, trova respiro in ogni parola e pensiero di Elettra.

"«Hai ragione, mamma», sussurrò accarezzando i contorni della foto, «ma questa d'ora in poi la porterò con me», aggiunse infilandola in una tasca del vestito, diretta di nuovo verso la cucina. Verso Edda e i suoi amaretti, il dolce che aveva segnato la sua infanzia creando un ponte di mandorle e zucchero fra le loro esistenze." (pag. 157)

Valentina per me è stata una conferma, una certezza. Già nel suo romanzo d'esordio, L'ultimo battito del cuore, ho percepito l'energia della sua scrittura, ho sentito la sua voglia di scrivere sprigionarsi dalle sue parole.
Quando la conobbi mi parlò vagamente di una nuova storia che stava scrivendo: quattro amiche, un convento, ricette profumate e io mi innamorai subito di loro e non ne sono rimasta delusa.
Lo stile di questa autrice ha una forza che travalica qualsiasi regola di scrittura: qui le regole non ci sono, quello che conta è la magia che sgorga dalle sue frasi, fatte di immagini, suoni e sapori così reali che ti entrano dentro per non lasciarti più.
Quante volte ho faticato a tornare alla mia quotidianità, staccando gli occhi da quelle pagine intrise di emozioni: volevo restare con Elettra e le sue amiche, volevo rimanere in cucina con loro a immergere le mani nell'impasto dei pani all'anice o dei dolci alle mele, perché è così che un libro dovrebbe farci sentire: coccolati, amati, mai soli.

«Come? Ma io non ho mai fatto un dolce in vita mia, non sono in grado!»
«Sciocchezze! Basterà che tu smetta di pensare con la testa e inizi a farlo con queste», le spiegò prendendole le mani [...] «Lasciati guidare dall'istinto, gioca con i ricordi e i profumi evocati dagli ingredienti. Ascoltati. Ascoltati e sarà facile, credimi», le assicurò. «Facile come mangiare una pallina d'impasto», aggiunse arrotondandone una fra le dita. (pag. 203)

Mi è capitato, nella mia "carriera" di lettrice, di imbattermi in libri dal titolo culinario evocativo che mi hanno attratta; poi però, quando andavo a scorrere le pagine, mi rendevo conto che la cucina poco aveva a che fare con la storia che stavo leggendo, ma qui è diverso, qui la cucina è la protagonista, è amore, l'amore indissolubile che unisce Edda ed Elettra.
Chiamiamolo romanzo di formazione, anche se sono sempre restia a 'etichettare' un'opera: in questo caso però Elettra all'inizio della storia è una ragazza sola, frustrata, amareggiata, persa, poi lentamente impara a cercare e a conoscere se stessa, a non avere più paura dell'amore, della vita, un giorno si specchia e quello che vede le piace. Non è ciò che tutti vorrebbero? Amarsi.

"Non appena sentì le braccia di Adrian sfiorare le sue, Elettra s'irrigidì; era strano il contatto con una pelle nuova, ricordare cosa significasse sentire il corpo di un altro contro il suo. Conoscere un nuovo respiro, un nuovo odore, quel profumo di mare e muschio bianco che portava il nome di Adrian, oltre alla sua voce ormai registrata nella mente. Sensazioni che doveva imparare daccapo, come in una nuova educazione sentimentale." (pag. 192)

Ricetta pani all'anice di Edda su Elle:http://www.elle.it/Cucina/Pane-all-anice-ricetta

  


4 commenti:

  1. Beh, direi che sei entusiasta! Sono curiosa, mi sa che mi hai convinta.

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  2. Altro caso di titolo che può "trarre in inganno": non leggerei mai un libro con questo titolo, ma da come ne parli direi che farei un grosso errore ;)
    E sul sito della casa editrice ci sono anche le ricette dal libro!

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    1. Esatto sì, il titolo può trarre in inganno, ma conoscendo l'autrice non avevo dubbi che sarei andata sul sicuro :-)

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